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New York, tutti i segreti: a tu per tu con Piero Armenti

New York è il sogno americano.

Definita come la città che non dorme mai e la città dei sogni, è una tappa aspirata e sognata da tutti, da me in

particolare. Volete scoprire tutti i suoi segreti? Io sì!

Per questo ho deciso di intervistare Piero Armenti di Il Mio Viaggio a New York.

Lui si definisce un “urban explorer”, grazie alla sua visione e all’effetto che la Grande Mela ha avuto su di lui ha

creato una forma unica di esplorare e vivere New York.

Una versione 2.0 di guida turistica: infatti, attraverso i suoi tour speciali

alla scoperta di una New York diversa, quella delle luci notturne sui tetti della città o quella del tramonto sul Brooklyn Bridge,

permette di vivere delle esperienze uniche e condividere tutti i segreti che la città nasconde.

Ho preparato per lui 10 domande, curiosi? Continuate a leggere per scoprirne di più!

 

 

  1.  Ciao Piero, raccontaci di te. Qual è la tua storia e cosa ti ha spinto a trasferirti fuori dall’Italia per creartela?

Ho sempre provato un sincero amore verso le metropoli, e le grandi occasioni di vita che queste offrono. Il ferro, il cemento, i neon, e il caos non mi spaventano, anche se posso apprezzare la forza evocativa di un bel panorama naturalistico. Ma per vivere la metropoli è il massimo, nella natura vado per rilassarmi. New York in questo senso è stata sempre in cima ai miei sogni, soprattutto per la sua vitalità. Io la chiamo Cosmopoli, forse l’unica al mondo. Perché capace di accogliere in sé ogni cultura mai apparsa sulla terra, ogni lingua, ogni cibo, ogni tipo di arte. Non solo, ma è un riferimento ancora adesso per tutte le altre metropoli, che ambiscono ad essere come New York. Quindi a tutti gli effetti ombelico del mondo. E così a piccoli passi mi sono avvicinato a New York, fino a quando grazie a un visto di lavoro mi ci sono trasferito nel 2011.

  1.  L’America è adesso la tua patria, in quali valori ti rispecchi e quali invece senti lontani?

Non saprei neanche confrontarmi con l’America, perché io vivo e New York che è un mondo a parte. Ma mettiamola così. Di New York amo l’ottimismo nel futuro, che è tipico di questa città che si costruisce e ricostruisce continuamente. Ma in quanto europeo guardo anche con sospetto l’ottimismo quando appare troppo ingenuo.

  1.  Decidere di creare da zero un’attività come la tua, partendo da un’idea di esperienza condivisa fa sì che i tuoi tour siano qualcosa di unico, come ti tieni aggiornato e come sviluppi i percorsi di volta in volta?

Aprire un’azienda è più facile di quello che uno pensi. Bisogna avere un’idea chiara ed essere perseveranti. Nel mio caso tutto è andato bene molto velocemente, e le circostanze hanno giocato a mio favore. Sono stato tra i primi a utilizzare i social media per crearci un business, e questo mi ha dato un forte vantaggio sugli altri. Essere aggiornati per me è la cosa più semplice del mondo: sto sempre in strada, so quello che accade a New York. Andiamo alle fiere di turismo, sappiamo come cambia il mondo del turismo. In realtà ora il progetto principale sarà un portale per prenotare hotel.

  1.  Creatività e pianificazione, le uniche doti da possedere per avere successo nel settore?

La creatività è necessaria. Se inizi solo a copiare gli altri, sarai per sempre una brutta copia. Devi metterci del tuo. La pianificazione io la intendo come idea chiara di dove indirizzare la nave. Non sono uno ossessionato dai numeri e dai dati. Credo che la vera caratteristica di un imprenditore sia saper leggere ciò che ti circonda, perché in fondo noi offriamo servizi che la gente vuole. Dobbiamo solo capire cosa la gente vuole.

  1.  Tra tante città hai scelto New York: “The concrete jungle where dreams are made of”. La città dei sogni, dei miei sogni. E’ davvero possibile coronarli lì? Vista la tua storia c’è da dire che è  proprio così, ma come ci si riesce?

Non credo sia un buon metodo giudicare una città con la propria storia personale, perché potremmo essere poco obiettivi, o troppo pessimisti o troppo ottimisti. Diciamo che New York ha un’economia dinamica tale da creare occasioni di lavoro per tutti, e grandi opportunità imprenditoriali. Qualcuno ce la fa, qualcuno no. Ma per entrambi New York è innanzitutto una grande esperienza di vita.

  1.  La tua determinazione e la tua visione hanno permesso di realizzare la tua agenzia e blog “Il mio viaggio a New York”, come è nata l’ispirazione? E in cosa si differenzia dalle altre agenzie e tour operators?

La risposta è semplice: io racconto la città, e ho un pubblico di persone che ama ascoltare. La racconto ogni giorno, ogni particolare, da quello turistico a quello segreto. Nessun tour operator fa una cosa del genere. In questo credo di essere unico. Questo ovviamente significa che i nostri tour sono frutto di una ricerca continua della città.

  1.  New York è tra le tante cose, anche capitale del fashion. Qual è la guida perfetta della New York alla  moda? Quali sono le tappe imperdibili dell’eclettica città dalle mille luci?

    Chi ama la moda, ama New York. Ci sono centinaia di piccole boutique che hanno pezzi unici, soprattutto a Soho. Ma al di là di questo le vetrine sulla Fifth Avenue sono una lezione costante di come presentare ciò è che bello affinché appaia ancora più bello. Per non parlare della creatività di strada che a volte sembra dissonante rispetto al buon gusto, ma in fondo sta solamente anticipando tendenze a cui il nostro occhio si abituerà nel futuro.

  2.  Da poco il mondo del fashion ha incontrato all’ennesima potenza quello del food. Tiffany ha aperto il suo  cafè al 5 Piano della sua boutique sulla Fifth Avenue e tu ci sei stato. Come hai vissuto quest’esperienza?

Un’esperienza cinematografica, visto che essere immersi nel blu di Tiffany è come essere trasportati in una dimensione irreale in cui distingui poco sogno e realtà. Ma credo che la tendenza sia destinata a durare. La vita di una metropoli si basa su tre pilastri. Uno di questi è il cibo, la varietà incredibile d’offerta culinaria. E non intendo solo ciò che si mangia, ma anche la ricercatezza degli ambienti. La seconda è lo shopping, che è una vera e propria ossessione newyorkese. E infine le attività culturali, intese come teatro, musica, arte in generale. La metropoli è il luogo in cui vogliamo essere perché ha questi tre pilastri che la sorreggono.

  1.  Qual è il periodo migliore per visitare la città? E se ti chiedo si svelarci qualche segreto della Grande Mela,  a quale pensi prima?

    Penso che sia Natale il periodo migliore, perché si respira una magia nell’aria che rende New York unica. La notte newyorkese è molto folle e particolare, quindi se dovessi dare un suggerimento è vivere anche la notte. Noi infatti abbiamo un tour dei rooftop che ha proprio questo obiettivo.

  2.  Ultimo consiglio, biglietto solo andata?

    Purtroppo non si può, visto le regole migratorie. Ma se per domanda intendi se valga la pena vivere a New York io ti vorrei dare una risposta leggermente piu’ complessa. Venite qui quando avete trovato un minimo di equilibrio con voi stessi. New York non risolve i vostri problemi emotivi, né accoglie le vostre lamentele. Venite qua solo dopo esservi guardati allo specchio ed essere fieri della persona che siete diventato. Per cavalcare questa metropoli bisogna essere orgogliosi di ciò che si è, altrimenti questa metropoli vi scalcia via senza pensarci, voi, i vostri squilibri e le vostre insicurezze.